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Benvenuto nella
Artnuances
Virtual Exhibition

The Ghost in the Machine

con le opere digitali di Lee Balan.

La filosofia artistica di Lee Balan:

Arthur Koestler ha scritto un libro nel 1967 intitolato The Ghost in the Machine. Riguardava la dualità di Mente e Corpo. Era un libro premonitore. Oggi Ghost si riferisce spesso a un’entità all’interno del computer. Creo arte in cerca di risposte. Cerco il fantasma nella macchina.

Negli ultimi quindici anni ho esplorato le possibilità dell’Arte Digitale. All’inizio della mia carriera mi sono concentrato su Assemblage Art, Collage e Painting. Ho sempre amato le immagini. Da bambino la mia compagna costante era la televisione. La mia prima mostra personale si chiamava Primalism. Ho usato vernici, resina epossidica e fogli di plastica. Il primolismo era un’esplorazione delle radici della coscienza umana.

Oggi uso la fotografia e le applicazioni digitali per cercare The Ghost in the Machine. Uso strumenti e filtri virtuali allo stesso modo in cui un pittore usa pennelli e colori. Sono guidato dall’ispirazione. Parto da un’idea e utilizzo gli strumenti digitali per esplorare elaborazioni e modifiche. Sono affascinato dalla distorsione, dalla riflessione e dalla rifrazione. La “macchina” accoglie. Non riesco a trovare un modo migliore per trovare il “fantasma”. Nel processo scopro nuovi aspetti della Natura e della Realtà. La macchina mi aiuta a vedere il mondo con occhi nuovi.

Sono affascinato dagli effetti delle nuove tecnologie sulla società. Esiste un’arma a doppio taglio: le promesse ei benefici del Nuovo ei pericoli di un uso improprio. Cerco The Ghost in the Machine per capire il mondo tecnologico, il mondo di oggi e di domani.

Lee Balan

Artnuances Gallery, ha deciso di dedicare questa esposizione a questo artista statunitense che a dispetto della sua saggia età, dimostra con le sue opere di saper affrontare tematiche molto contemporanee se non addirittura di filosofia avanzata, molto di più dei suoi più giovani colleghi.. Guardando le sue opere realizzate al computer, non ci potremmo mai immaginare l’artista che vi è dietro. Siamo rimasti colpiti dalla assoluta contemporaneità delle sue opere, dal modo originale con cui le presenta e appunto dalle tematiche, che ancora sfuggono a molti, ma sono oramai centrali nella vita di tutti i giorni.

Spesso ci adattiamo alla tecnologia, senza un minimo di critica. I computer prima ed i social ora hanno cambiato la nostra vita, i nostri ritmi e soprattutto la nostra socialità. Quest’ultima in particolare è cresciuta a dismisura sotto il profilo numerico dei contatti, ma si è impoverita altrettanto a dismisura per contenuti e profondità degli argomenti. Lee nella sua ricerca vuole capire se all’interno delle macchine, dei social c’è l’anima dell’uomo ed in quale misura. Potremmo azzardare un parallelismo con lo scrittore italiano Pirandello, che a suo tempo investigava sul comportamento umano e i mille volti rappresentano lo stesso soggetto in differenti situazioni. La ricerca dell’essere umano nella sua contemporaneità.

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